Kenny Garrett – Seeds from the underground

Kenny Garrett – Seeds from the underground.                

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KENNY GARRETT
SEEDS FROM THE UNDERGROUND
Nel corso di una carriera stellare e ormai trentennale, il sassofonista Kenny Garrett si è affermato come il sassofonista contralto più importante della sua generazione. Dal suo primo concerto con la Duke Ellington Orchestra (diretta da Mercer Ellington), passando per le sue collaborazioni con musicisti come Freddie Hubbard, Woody Shaw, Art Blakey & The Jazz Messengers e Miles Davis, Garrett si è sempre distinto per il suo suono distintivo e per il suo stile vigoroso, ma elegantemente melodico. Inoltre Garrett negli ultimi due decenni si è impegnato molto come direttore d’orchestra per gli ultimi due decenni, maturando ulteriormente anche come compositore. Con il suo ultimo (il secondo per l’etichetta Mack Avenue) intitolato “Seeds From The Underground”, Garrett mette in luce tutte queste sue qualità, esprimendo in modo chiaro la sua visione musicale. “Seeds From The Underground” rappresenta per il sassofonista il ritorno alla classica formazione in quartetto, acustico e incisivo. Al suo fianco troviamo il bassista Nat Reeves, ormai membro collaboratore fisso di Garrett, è un ancoraggio ritmica e da lungo tempo membro del aggregazioni ultimi Garrett, il batterista Ronald Bruner e pianista venezuelano Benito Gonzalez. “Quando ho deciso di realizzare questo album – spiega Garrett – avevo già Ronald in mente; pensavo che avrebbe fatto un ottimo lavoro su questi brani. Benito invece fa parte della mia band già da un po’ di tempo e abbiamo parlato a lungo di come vedo concettualmente il pianoforte. McCoy Tyner è il mio riferimento, volevo ottenere quanto più possibile il suo suono caratteristico e non ci sono molti giovani musicisti in giro che sono in grado di farlo come Benito”. “Seeds From The Underground” è formato esclusivamente da composizioni originali che Garrett ha dedicato a coloro che lo hanno influenzato e ispirato in vario modo. Dai cenni autobiografici del brano di apertura “Boogety Boogety”, ispirato dal ricordo dei film western che Garrett guardava con il padre (il titolo si riferisce al suono di un cavallo al galoppo), o “Detroit”, una suggestiva composizione sulla sua città natale, ai suoi eroi musicali come in “J Mac” (Jackie McLean); “Haynes Here” (Roy Haynes) e “Wo Do Mo” (Woody Shaw, Duke Ellington e Thelonious Monk).
scritto da gennaro il 15 maggio 2012 / lascia un commento

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