Work in progress – Dalla e De Gregori

Il tour “Work in progress” di Lucio Dalle e Francesco De Gregori passa da Napoli.    

Due ore e trenta di musica, ottima musica; ma anche parti recitate, interazione col pubblico, scenografie e luci d’autore (e campane: firmate, rispettivamente, Mimmo Paladino e Cesare Accetta). Insomma, più che un concerto, Work in progress è un vero spettacolo. E Lucio Dalla e Francesco De Gregori dimostrano di essere ancora in splendida forma e in perfetta sintonia, anche se dall’ormai storico tour Banana Republic sono passati 30 anni.

Sono i nuovi brani a scandire i tempi dello show: si comincia con Tutta la vita, mentre la seconda parte si apre con Non basta saper cantare e Solo un gigolo. Ma il pubblico attende ben altro che gli inediti: sono infatti i pezzi storici a entusiasmare la platea dell’Augusteo (che ha fatto registrare il pienone per entrambe le serate di programmazione di Work in progress). Si va da Anna e Marco a Viva l’Italia, da Futura a La leva calcistica della classe ‘68 a Se io fossi un angelo e Alice. E i due artisti (da definire così non solo “per brevità”, parafrasando il titolo di un album di De Gregori) si scambiano strofe e ritornelli, alternano le voci, scherzano tra loro e coinvolgono gli spettatori. Che si divertono a sentire il burbero cantautore romano alle prese con la irriverente Disperato erotico stomp, Dalla che interpreta Nuvolari non solo con la voce, ma mimandone anche le caratteristiche, o che, ancora, dirige il pubblico sul ritornello di Piazza Grande.

Silenzio assoluto, luci soffuse e interpretazione “a solo”, invece, per le due canzoni più intime: La donna cannone e Caruso.

E poi la sorpresa finale: un bis con “quattro assi” (e non certo di un colore solo) come 4/3/1943, Rimmel, Santa Lucia e Balla balla ballerino.

A chi ha potuto godere di questo show restano quindi grandi emozioni. Proprio perché è vero, come dice la canzone, che “non basta saper cantare”, ma c’è bisogno anche di avere il talento e il genio artistico di Lucio Dalla e Francesco De Gregori.

Gennaro Mancini

scritto da gennaro il 4 marzo 2011 / lascia un commento

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