Baustelle a Napoli

Recensione concerto Baustelle a Napoli 3 12 2010.   

Baustelle a Napoli.

Una premessa: questa recensione non sarà obiettiva. Di norma, prendere distanze dalle emozioni e sensazioni che lascia un concerto e riuscire a raccontarle in modo neutro è difficile, forse impossibile. Questa volta non posso e non voglio neppure provarci. I Baustelle sono tra i miei gruppi preferiti e, inoltre, non avevo ancora avuto la possibilità di ascoltarli dal vivo. Le mie aspettative era pertanto altissime. E non sono andate deluse.

Partiamo dalla fine. Francesco Bianconi, leader del gruppo, ha la voce emozionata. Quasi non sa cosa dire, quando sale sul palco per la terza volta: nonostante i saluti e le luci accese, il pubblico non ha voluto saperne di andar via, ma desidera prolungare ancora la serata. È il secondo bis, forse spontaneo o forse già studiato, ma poco importa. La buona notte definitiva è affidata a “Charlie fa surf”, ed è un’esplosione di cori e salti.

Probabilmente è questa l’immagine che meglio spiega la tappa napoletana del tour “Sussidiario illustrato della giovinezza 2010”, che ha riunito alla Casa della Musica – Federico I un migliaio di persone per i brani tratti dal primo, storico album della band, datato 2000 e tornato da poco sugli scaffali dei negozi dopo esser stato introvabile per lungo tempo. Pubblico variegato: ci sono alcune famiglie, ci sono gli “emo”, chi copia il look di Bianconi e chi sembra essere capitato in sala per sbaglio o per far compagnia a qualche amico. Ci sono i più giovani, che hanno scoperto da poco i Baustelle, grazie al battage radiofonico e alle hit degli ultimi anni. Ma, soprattutto, ci sono i fan storici, che hanno ascoltato l’album dieci anni fa e si ritrovano a cantare quelle canzoni a memoria, parola per parola. È per loro che il gruppo ha pensato a una versione “deluxe” del Sussidiario: un’edizione limitata, contenente anche un demo del 1996 (ristampato su vinile) e un 45 giri con le nuove versioni di Gomma e La canzone del parco.

I Baustelle non deludono, dal vivo. Le voci di Francesco e di Rachele hanno acquistato nel tempo in forza e sicurezza, e per più di un’ora e mezza riescono a far scivolare via in perfetto stile, emozionando e coinvolgendo il pubblico, alcune delle canzoni storiche e qualche pezzo più nuovo: si va dal Musichiere 999 a Martina, da Sadik a La canzone del parco a La canzone del riformatorio, e trova spazio anche I ragazzi venuti dallo spazio, che arriva dal demo del 1996. E poi, La moda del lento, Il corvo Joe e Gli spietati, che testimoniano anche la capacità che ha avuto la band di innovarsi e spaziare in generi e tematiche differenti, restando comunque sempre e inconfondibilmente i Baustelle.

Gennaro Mancini

scritto da gennaro il 4 dicembre 2010 / lascia un commento

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