Report Neapolis Festival 2010

L’articolo sull’edizione 2010 del Neapolis Festival.

NEAPOLIS FESTIVAL 2010, il trionfo della musica live

Estate e musica dal vivo. Un binomio che a Napoli funziona ancora. Se, infatti, nel resto d’Italia le cose non vanno tanto bene, per quanto riguarda concerti e biglietti venduti, il pubblico partenopeo ha voglia di scatenarsi al ritmo di musica, e lo dimostra in ogni possibile occasione.

Il Neapolis Festival 2010 ne è stata l’ennesima dimostrazione: oltre 30 mila metri quadrati di spazio, una fiera con 35 stand tra gadget, vinile e cd, abbigliamento, artigianato e discografia indipendente; un’area riservata ai portatori di handicap, tre punti ristoro. Ancora, un palco da oltre 250 metri quadrati di spazio e 100 mila kilowatt di audio. E, soprattutto, 18 band in programma, circa 16 ore di musica, addirittura 25mila spettatori nei due giorni della kermesse. La maggior parte dei quali concentrata nella seconda serata, quella del trionfo di Jay Kay e dei suoi Jamiroquai, all’unica data italiana quest’anno.

Qual è il trucco, verrebbe da chiedersi? Forse nel fatto che a Napoli di grandi concerti ce ne sono ancora pochi. Forse nel caldo, che spinge le persone a uscire di casa. Forse, anzi sicuramente, nel saper offrire un buon cartellone, di generi e personalità diverse. Dal rock/punk in salsa Clash dei Carbon/Silicon (capitanati da Mick Jones, ex chitarrista della band di “London Calling”), che hanno dato una scossa alla platea della Mostra d’Oltremare con una straordinaria “Should I stay or should I go?”, ai testi ricercati e poetici dei Perturbazione; dal sound napoletano dei 24 Grana alle melodie sorprendentemente rock di Yann Tiersen, che abbandona per una sera le atmosfere sognanti del “Favoloso mondo di Amélie” per regalare ai napoletani un ritmo più forte e senz’altro coinvolgente.

E questo solo come antipasto. I due piatti forti sono stati i Jamiroquai, come detto, e il dancefloor di Fatboy Slim, arricchito dalle immagini che scorrono sul maxischermo che incornicia il deejay inglese e che fa da sfondo ai pezzi più famosi del suo repertorio, da “Right Here, right now” a “Rockafeller Sgang”, per l’occasione mixata con “Satisfaction” dei Rolling Stones.

Impossibile, insomma, descrivere tutte le emozioni trasmesse in questi due giorni. Si può solo viverle. E sperare che l’energia dei 25 mila spettatori e degli artisti non si disperda e che, anzi, venga incanalata in una edizione 2011 ancora più ricca e intensa. Perché Napoli, e il suo pubblico, meritano la grande musica.

Gennaro Mancini

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scritto da gennaro il 21 luglio 2010 / lascia un commento

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